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Ludovico Einaudi
Ieri sera, in un Teatro Nuovo gremito e al completo, si è esibito un artista che oserei definire d’altri tempi: Ludovico Einaudi. Mi mancava solo lui della famosa tride Bollani- Allevi -Einaudi, tre artisti eclettici e molto bravi, ma ognuno diverso dall’altro.
Di Bollani ho apprezzato l’arte dell’improvvisazione e la sua capacità comunicativa; di Allevi la sua assoluta tenerezza e dolcezza nell’introdurre i suoi brani, quasi si vergognasse di fronte a così tante persone. Si capisce subito che si tratta di una persona molto gentile.
Dopo aver assistito ai loro concerti, mi sono detta che se ne avessi avuto l’occasione, sarei andata a sentire suonare pure Einaudi.
Figlio di genitori importanti, proprietario della casa editrice omonima, e nipote di un altrettanto famoso politico italiano, Einaudi colpisce per la grazie e la delicatezza delle sue melodie, adatto ad un pubblico forbito ed esigente, elegante e composto.
Siamo arrivati in modesto anticipio, e dopo circa quindici minuti le signorine ci hanno fatto accomodare. Non mi è piaciuta l’organizzazione, e ne approfitto per fare un appunto: se il concerto è già iniziato, i ritardatari vanno lasciati fuori, non si fanno entrare disturbando l’ascolto delle altre persone accorse per l’evento e, soprattutto, il cellulare, ancora di più se si tratta del cellulare della persona addetta al mixaggio dei suoni, va rigorosamente spento!
Detto questo, a parte il troppo freddo causato dall’aria condizionata accesa e male direzionata (infatti mi sono presa l’influenza!) ho apprezzato molto l’esecuzione dell’orchestra diretta da Einaudi.
Nota di demerito, a mio avviso, hanno gli addetti alle immagini video: le ho trovate poco professionali, non venivano inquadrati i musicisti precisi nel momento in cui stavano eseguendo una parte della partitura e troppi “buchi” di stacco tra un’immagine e l’altra. Sembravano essere dilettanti: essendo venuta a vedere Einaudi, mi sarei aspettata molta più precisione e rigore.
Altra cosa che non ho gradito: all’uscita l’azienda Bauli ha gentilmente offerto piccoli omaggi ai signori intervenuti, e ogni volta che qualcosa viene offerto gratuitamente, le persone si accalcano attorno al tavolo senza poi lasciare posto ai successivi. Quanta poca educazione aleggia pure per le vie di Verona.

Vi voglio segnalare un’interessante iniziativa di cui si è reso artefice Luciano Meoni, parrucchiere il cui negozio si trova a Sanguinetto:

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I quadri che vedete in questa foto sono stati realizzati da Monica Tarocco, così come le stesse fotografie del negozio.

L’iniziativa a cui mi riferisco riguarda la scelta di destinare i soldi che sarebbero serviti a donare gadgets natalizi alle clienti, a un’associazione Onlus che si occupa di sostegno a distanza. Il signor Meoni Luciano ha deciso di aiutare attraverso questa iniziato IHURE REBECCA, una bambina del Sudan.

L’importo da lui donato sosterrà questa bambina nella crescita ed educazione e offrirà ai suoi familiari un prezioso aiuto ed una compagnia per affrontare le difficoltà e necessità quotidiane. (cit.)

 

Fragole Gialle Di Meoni Luciano Parrucchiere Uomo Donna
37058 Sanguinetto (VR) - Via Giuseppe Mazzini, 39

0442 365212

L’agenzia a cui si è rivolto è la seguente:

AVSI

Ve ne segnalo altre, che conosco direttamente:

ACTIONAID

CIAI

Pensateci! Noi anche se ci si lamenta sempre, abbiamo tutto.

Rinunciare a qualche capo di abbigliamento all’ultima moda o a spese inutili si può, basta pensare che si può rendere felice un’altra famiglia dall’altra parte del mondo!

Eleonora Abbagnato
Eleonora Abbagnato
Etoile de l’Opéra de Paris
Martedì 18 dicembre ho avuto l’onore di assistere al Teatro Filarmonico di Verona all’ultima rappresentazione de Sogno di una notte di mezza estate, con la partecipazione di Eleonora Abbagnato, première danseuse de l’Opéra de Paris.
Conoscevo la storia avendo letto la commedia di Shakespeare, ma ahimé non mi ero informata sulla rappresentazione che ne sarebbe stata fatta. Sono arrivata totalmente inconsapevole e all’oscuro delle scelte fatte ma soprattutto delle motivazioni che ogni scelta ha portato con sé.
Questo per dire che non mi ha entusiasmata la serata: l’orchestra molto molto competente, naturalmente anche per merito delle musiche suonate (Mendelssohn e Purcell). Brave anche se a volte leggermente stonate le due cantanti liriche, molto azzeccata la scelta di farle cantare dal balconcino direttamentea fianco del pacolscenico.
L’unico ballerino, a mio avviso, degno di nota, è stato Alessandro Riga, talmente bravo da fare desiderare il pubblico che le altre parti del balletto si concludano in fretta per dargli modo di uscire il prima possibile.
Forse le mie aspettative erano troppo alte, o forse sono una povera ragazza che poco conosce di questo mondo dorato.
Se qualcuno di voi ha avuto modo di vedere codesta ballerina esibirsi in altri balletti, mi renda partecipe del suo pensiero.
Grazie :-).

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Ieri sera sono stata al cinema a vedere questo “molto promettente” film con la mia amica di bagodi e scorribande notturne… :-) scherzo ovviamente.

Noi ci si dedica solamente ad eventi di un certo livello culturale!!! Comunque…

Dicevo che mi ha convinta, questa amica, a vedere questo film di cui avevo già visto il trailer ma del quale non ricordavo più nulla.

Essendo la musica il tema portante di codesto film, come non andare?

L’incipit è stato promettente: un bambino che parla, la musica della natura, il rumore delle foglie al vento, campi di grano e spighe mosse e sospinte dalla forza leggera ma decisa delle folate d’aria che creavano armoniose melodie che si diffondevano nell’aria, e questo bimbo che dirigeva gli agenti atmosferici con le sue delicate manine.

 

“Perché dobbiamo imparare a stare in ascolto, la musica e ovunque, intorno a noi!”. I suoi genitori così lo avrebbero trovato e lo avrebbero ripreso con sé.

 

Man mano che il film continuava, notavo e criticavo alcune scelte fatte dal regista e notavo pure quanto la sceneggiatura fosse poco scorrevole, a volte banale rasentando lo squallore dei luoghi comuni! I nessi logici a volte mancanti e altre volte molto fragili e forzati mi hanno quasi distratta dall’ammirare la bellezza di un Jonathan Rhys Meyers sempre bravo ed ispirato, con quela verve e quella capacità di bucare lo schermo, che solamente “un puro sangue” può fare.

Molto apprezzate le sue performances di tutte le canzoni del film da lui cantate: voce bella e graffiante al punto giusto, brividi ragazze brividi assoluti.

La trama è banale: bimbo lasciato in un orfanotrofio, pur avendo i genitori, che però non sanno nulla della sua esistenza. Padre di lei, brillante violoncellista, dopo una lite e dopo averla vista andare sotto un auto, in ospedale le fa credere che il bimbo era morto. Il bimbo era stato concepito dopo un’unica notta d’amore col bel Meyers, conosciuto per caso ad una festa. I due si danno appuntamento ma disgraziatamente non si rivedranno più. Dopo 11 anni e non ricordo quanti giorni, la ragazza viene a sapere dal padre morente e oppresso dal senso di colpa, che il bimbo in realtà era vivo. E via verso nuove avventure alla ricerca del bimbo perduto: alla fine, si ritrovano tutti!

Che altro dire: io ho visto un Robin Williams sottotono, ombra di se stesso, un Meyers sempre bravo e per fortuna c’era lui! Mi è molto piaciuta l’interpretazione del piccolo protagonista mentre quella della madre proprio no!

Fatemi sapere che ne pensate.

 

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Jonathan Rhys Meyers