Ieri sera sono stata al cinema a vedere questo “molto promettente” film con la mia amica di bagodi e scorribande notturne…
scherzo ovviamente.
Noi ci si dedica solamente ad eventi di un certo livello culturale!!! Comunque…
Dicevo che mi ha convinta, questa amica, a vedere questo film di cui avevo già visto il trailer ma del quale non ricordavo più nulla.
Essendo la musica il tema portante di codesto film, come non andare?
L’incipit è stato promettente: un bambino che parla, la musica della natura, il rumore delle foglie al vento, campi di grano e spighe mosse e sospinte dalla forza leggera ma decisa delle folate d’aria che creavano armoniose melodie che si diffondevano nell’aria, e questo bimbo che dirigeva gli agenti atmosferici con le sue delicate manine.
“Perché dobbiamo imparare a stare in ascolto, la musica e ovunque, intorno a noi!”. I suoi genitori così lo avrebbero trovato e lo avrebbero ripreso con sé.
Man mano che il film continuava, notavo e criticavo alcune scelte fatte dal regista e notavo pure quanto la sceneggiatura fosse poco scorrevole, a volte banale rasentando lo squallore dei luoghi comuni! I nessi logici a volte mancanti e altre volte molto fragili e forzati mi hanno quasi distratta dall’ammirare la bellezza di un Jonathan Rhys Meyers sempre bravo ed ispirato, con quela verve e quella capacità di bucare lo schermo, che solamente “un puro sangue” può fare.
Molto apprezzate le sue performances di tutte le canzoni del film da lui cantate: voce bella e graffiante al punto giusto, brividi ragazze brividi assoluti.
La trama è banale: bimbo lasciato in un orfanotrofio, pur avendo i genitori, che però non sanno nulla della sua esistenza. Padre di lei, brillante violoncellista, dopo una lite e dopo averla vista andare sotto un auto, in ospedale le fa credere che il bimbo era morto. Il bimbo era stato concepito dopo un’unica notta d’amore col bel Meyers, conosciuto per caso ad una festa. I due si danno appuntamento ma disgraziatamente non si rivedranno più. Dopo 11 anni e non ricordo quanti giorni, la ragazza viene a sapere dal padre morente e oppresso dal senso di colpa, che il bimbo in realtà era vivo. E via verso nuove avventure alla ricerca del bimbo perduto: alla fine, si ritrovano tutti!
Che altro dire: io ho visto un Robin Williams sottotono, ombra di se stesso, un Meyers sempre bravo e per fortuna c’era lui! Mi è molto piaciuta l’interpretazione del piccolo protagonista mentre quella della madre proprio no!
Fatemi sapere che ne pensate.
Jonathan Rhys Meyers












[...] Athos: [...]
Da: Midi Blog » La musica nel cuore. su Lunedì 3 Dicembre, 2007
alle 12:18 am
Io avrei chiesto il rimborso senza alcun problema. Sceneggiatura tirata per i capelli, luoghi comuni a go-go, prevedibilità della trama pari a 100. Solo un paio di cose salvo: l’incipit (curioso che i titoli di testa di protraggano così a lungo), il bambino-protagonista e le canzoni cantate da Myers. Rien en plus.
P.s. – mi convinco ancora di più che i montatori dei trailer hanno un potere incredibileeeeee, maledetti;)
Da: gIo su Lunedì 3 Dicembre, 2007
alle 8:53 am